«Lucio Fontana e l'infinito»
La Notte, Milano, 19 dicembre 1962
Intervista a cura di Mario Pancera
Il fondatore dello spazialismo veniva dalla pampa. È stato un eroe della prima guerra mondiale. Diceva: «Il buco è l'inizio di una scultura nello spazio». «I miei non sono quadri, sono concetti d'arte».
Vocazione artistica
Se non fosse pittore e scultore, che cosa vorrebbe essere?
Mi sforzerei di fare ancora l'artista. Oppure il panettiere, nel caso che non riuscissi. Siccome ho inventato i buchi nei quadri, dicono che non so disegnare! Ma scherziamo. Non sanno che maestro ho avuto.
Una vita movimentata
Forse perché ha fatto una vita umanamente e artisticamente movimentata...
Certo, non ho mai fatto una vita tranquilla. Del resto, non potevo cambiare né le mie idee, né il mio temperamento.
In un anno e mezzo di dolce vita, tra la fine degli anni venti e l'inizio dei trenta il giovane Fontana dissipò il patrimonio che si era portato da Oltreoceano. Fontana racconta che, terminati i soldi, scomparvero gli amici.
Disperato, decisi di morire e per tre giorni non toccai cibo. Per la verità, non avevo nemmeno un centesimo per comprarmi un panino. Alla fine del terzo giorno, mi accorsi che un mio decesso non avrebbe risolto niente, raccolsi le ultime forze e decisi di restare in vita.
La ricerca del vuoto
Che cosa cerca, Fontana con il suo modo di fare arte?
Cerco il niente, il vuoto.
Che cosa vuol dire?
Non fraintendiamoci. Il buco è l'inizio di una scultura nello spazio. Cerco di svelare un mistero. Cerco l'inizio dell'arte che sarà. Il primo uomo non aveva né olio né pennello: per dipingere fece un segno sulla sabbia. Il primo musicista fischiava: oggi c'è la musica dodecafonica. Col passare del tempo sono mutati i mezzi di espressione e, di conseguenza, è mutata l'arte. Sull'arte spaziale c'è un equivoco assecondato da persone poco serie: una statua con un buco in mezzo non è una scultura spaziale, è solo una statua con un buco in mezzo. Io cerco di uscire dalla materia per arrivare all'intelligenza dell'uomo. Mi scusi se dico qualche parola spagnola. I miei quadri non incitano all'odio, ma solo alla riflessione, all'umiltà, a non essere niente.
Confronto con il cinema
Qualcosa come Michelangelo Antonioni nel cinema?
Trent'anni fa, Antonioni non avrebbe pensato, né potuto fare, il cinema che fa oggi.
L'arte dell'uomo della strada
Dicono che la sua arte sia difficile da capire.
Al contrario, è facilissima. È l'arte dell'uomo della strada. Non vede gli arredamenti dei cinema, dei bar, dei locali pubblici più moderni? Sono tutte mie idee: i tagli, i buchi (ha presente il soffitto del Piccolo Teatro di Milano?)1 sostituiscono gli ovali, i putti, le sirene, i rosoni del tempo che fu.
Il figurativo e la tradizione
E allora il figurativo?
Le risponderò con un apologo. Una volta, molto tempo fa, feci un quadro a soggetto religioso e dipinsi gli angeli senza le ali. Il sacerdote che me lo aveva commissionato, me ne chiese la ragione. E perché avrei dovuto metterle?, gli domandai io. Perché è la tradizione, rispose lui. E il primo che fece gli angeli con le ali, che tradizione aveva?, domandai. Il sacerdote non disse più nulla. Il cielo è dappertutto, non c'è bisogno di ali. Per quanta parte dell'universo scopriamo, saremo sempre all'inizio, ma non ce ne vogliamo rendere conto. Non abbiamo abbastanza umiltà.
Il significato di umiltà
Che cosa vuol dire umiltà?
Per esempio, dopo la morte di Stalin nel 1953 e l'avvento di Krusciov, i sovietici hanno abolito il culto della personalità. Benissimo, dico io. Ma poi? Invece di mettersi tutti in coda e di sfilare sotto il podio vuoto, ecco che c'è chi sfila di sotto e chi rimane a farsi riverire di sopra. Eh no! L'umiltà dev'essere completa, non a mezzo servizio.
Letture e hobby
Che cosa legge Fontana?
Leggo poco e non scrivo. Non leggo perché non ho niente da imparare: adesso tocca ai giovani. Non scrivo perché non ho niente da insegnare: mi fanno ridere i sessantenni che vogliono insegnare a vivere ai giovani.
Ha qualche hobby?
Sì, le belle ragazze.
I colleghi artisti
Che cosa pensa dei suoi colleghi?
Tante cose. Certi miei colleghi fanno della polemica sociale. Poi si comprano il coupé e il castello del Cinquecento.
L'arte astratta e il mercato
È vero che l'arte astratta, dopo il boom degli anni cinquanta, è in crisi?
Ormai chiamano tutto arte astratta. Si dovrebbe dire informel.2 Comunque, io credo di no. È una crisi di quattrini. Il cubismo è in crisi? No, è finito. Ha fatto il suo tempo, ma l'esperienza resta. Anzi più passano gli anni, più i prezzi dei maestri cubisti aumentano. E così è per i surrealisti, per i futuristi... Parlo dei maestri, non degli scopiazzatori, che esistono in tutti i tempi, anche oggi.
E le sue opere?
Hanno una quotazione internazionale, in base a un punteggio, valida a Milano come a Parigi come a New York. Chi è dentro e chi è fuori. Io sono dentro.
Le ricerche spazialiste
Lei continua le sue ricerche spazialiste?
Dopo i buchi e i tagli sono arrivato a nuove fratture, a lacerazioni della tela.3 Vede qui? Rappresentano il dolore dell'uomo nello spazio. Il dolore dell'astronauta, schiacciato, compresso, con gli strumenti infissi nella pelle, è diverso dal nostro. Non so se mi spiego. È un uomo di tipo nuovo quello che vola nello spazio, con nuove sensazioni, soprattutto dolorose. Anche i colori delle tele disturbano fisicamente. Queste gradazioni di rosa-violetto danno fastidio, no? Ho fatto parecchi tentativi prima di arrivarci. È una nuova sofferenza che cerco di esprimere. I miei non sono quadri, sono concetti d'arte.
Il disegno della domenica
Così, il figurativo, lo ha abbandonato per sempre?
No. Alla domenica disegno. Viene qui una modella e io riempio cartelle su cartelle di nudi femminili.4 Lo faccio per tenermi in esercizio. Quasi di nascosto. Nessuno mi disturba nei giorni di festa. Anche per l'arte spaziale bisogna avere una cultura. Molti credono che le idee dei buchi e dei tagli vengano giù come la manna!
L'aneddoto dello scultore
Il pittore Achille Funi tempo fa mi diceva che lui ha sempre fatto fatica a dipingere, mentre lei se la cava con qualche colpo di punteruolo nella tela. Lo diceva senza invidia, divertendosi, ma lo diceva.
Conosco anch'io un aneddoto, che mi si assicura sia vero. Un noto scultore, non le faccio il nome, ma ha press'a poco la mia età, preparava da tempo una statua di proporzioni gigantesche, che aveva un braccio alzato verso il cielo. Un giorno, mentre stava dando gli ultimi tocchi alla mano, mezza statua è franata all'improvviso, non reggendo al suo stesso peso. A un certo punto tra le lacrime, le imprecazioni e i sospiri, lo scultore affranto e disperato è uscito in questa frase: «Oh! el Lucio sì ch'el ghe l'ha induvinada! Lü con tri büs el fa i miliùn sensa fadiga»!
Lucio Fontana sorride. Il suo viso di gesuita e di gaudente, gaucho e banchiere, ballerino di tango e filosofo, ringiovanito dalle polemiche, dalle battaglie e da due occhi acuti come i suoi buchi, è raggiante.
Umiltà ci vuole... umiltà.
Note
1 Fontana fa riferimento al Piccolo Teatro di via Rovello (architetti Rogers e Zanuso) per il quale realizzò, nel 1952, un soffitto a «buchi» ideato per migliorare l'acustica e per garantire il ricambio d'aria.
2 Fontana accenna verosimilmente all'informale, vasta corrente artistica internazionale alla quale afferisce la sua stessa esperienza tra la fine degli anni quaranta e il decennio successivo. L'artista menziona infatti il termine francese «informel», adottato dal critico d'Oltralpe Michel Tapié nelle mostre da lui organizzate nei primi anni cinquanta e nel suo famoso libro Un art autre, del 1952. Con Tapié Fontana strinse un importante rapporto di collaborazione di cui fu espressione, tra l'altro, la monografia scritta dallo stesso Tapié, Devenir de Fontana, Edizioni d'Arte Fratelli Pozzo, Torino 1961.
3 Fontana allude qui al ciclo degli Olii (1957-1968) costituito da una stratificazione spessa e corposa di materia pittorica che l'artista incide, lacera o buca.
4 Il fitto insieme di disegni incentrati su questo tema è riprodotto in Luca Massimo Barbero, Fontana. Catalogo ragionato dell'opera su carta, Skira, Milano 2013, 3 voll., pp. 1043-1096.
Disclaimer e fonte
Fonte originale: Intervista Lucio Fontana e l'infinito, pubblicata su «La Notte», Milano, 19 dicembre 1962 (con incontri successivi nel 1963). L'intervista è stata successivamente ripubblicata in Mario Pancera, Vite scolpite, Almanacco del Novecento, vol. III, Simonelli Editore, Milano 1999, pp. 13-25.
Fonte libro: Il testo è tratto dal volume Fontana. Manifesti, scritti, interviste, pubblicato da Abscondita.
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