«Yves Klein, le monochrome»
Art et Création, n. 1, Parigi, gennaio-febbraio 1968
Intervista a Lucio Fontana
L'incontro con Yves Klein
Ho conosciuto Yves Klein, probabilmente presentatomi da Iris Clert, verso il 1957-1958. Dipingeva già dei «blu» e degli «ori», dei «blu» soprattutto. Poi ha fatto una mostra alla Galleria Apollinaire.1 Non ha venduto nulla. Un giornale ha scritto che solo Fontana avrebbe potuto comprare questo genere di pittura. Effettivamente, sono stato l'unico ad acquistargli un quadro.2
Lo spirito nuovo
Cosa rappresentava per lei Yves Klein?
Rappresentava lo spirito nuovo. Diverso dai pittori espressionisti come Rothko, che si occupano della vibrazione luminosa dello spazio, da Pollock che vuole distruggere lo spazio, farlo esplodere, rompere il quadro. Diverso da me che cerco uno spazio altro. Lui era per l'infinito.
Quale impressione le ha fatto?
Era una cosa incredibile. Non era soltanto una simpatia epidermica, ma tutta la sua personalità mi attraeva. Provavo una grande ammirazione per lui, come se ne può avere per Einstein, per Manzoni.
Klein e i futuristi
Conosceva i futuristi italiani?
In Francia, chi conosce i futuristi? Mathieu,3 che è un uomo colto, parlava un giorno di spazio. Non sapeva niente di futurismo. È incredibile. Klein non aveva nulla di futurista, non cercava il dinamismo, ma lo spazio puro, la filosofia dello spazio.
Il rapporto con l'opera di Fontana
Klein era in rapporto con la sua opera?
Penso che lo fosse tramite Iris Clert. Da lei, si formava un gruppo formidabile: Arman, Soto, Klein, Takis, Tinguely... gli artisti più vivaci di oggi.
Ha compreso subito Klein?
Sì, subito.
Il lato megalomane del personaggio interveniva nei vostri rapporti?
Con me non lo era. Era molto generoso, e aveva anche molto rispetto per la mia età. Ogni volta che venivo a Parigi, mi aspettava alla stazione.
Le ragioni del fenomeno Klein
Quali sono le ragioni dell'apparizione del fenomeno Klein?
Penso che sia una conseguenza del mondo attuale, della scoperta del Cosmo. Nessuno inventa nulla se non c'è una base. L'artista è colui che vede una dimensione nuova in ciò che esiste.
Considera Yves Klein molto importante?
Sì, molto. Ci sono stati due fenomeni, Klein e Manzoni. Il «blu» di Klein e la «linea infinita» di Manzoni.
Manzoni è stato influenzato da Klein?
Era poco più giovane. Deve essere successo più o meno allo stesso tempo. Manzoni in ogni caso ha compreso la lezione di Klein, il Nulla nell'Arte. Non era la copia. Ci sono artisti intelligenti che vedono cose e poi fanno opere personali, e altri che osservano per fare la stessa cosa o cose idiote.
L'evoluzione di Klein
Come vede l'evoluzione di Klein?
Dopo i suoi «blu», ha fatto cose molto intelligenti, ma non è progredito molto nell'Idea. Le «piogge» sono bellissime, mi piace molto questa maniera di cogliere il tempo naturale, d'imprimere la natura vera nel quadro. Gli «ori» sono anche molto belli, sebbene un po' decorativi. I «fuochi» non hanno la stessa importanza di tutto il resto, sono un po' informali. Ha fatto anche cose orrende. Ho visto un quadro informale di Klein ad Amsterdam, tipo collage, molto brutto; intelligente, ma non all'altezza.
Klein e i Nuovi Realisti
S'interessa a Klein, ma anche a tutti i «nuovi realisti», amici di Klein?
Tutte le ricerche m'interessano, tutto ciò che non è arte tradizionale. La pop art, Arman, Raysse, Tinguely... ma non hanno nulla a che vedere con il realismo. Che cos'è il Nuovo realismo? Restany è venuto dopo e ha messo tutto insieme, César e Klein... Non capisco, è un miscuglio, una confusione. Klein, Arman, Tinguely, César, Rauschenberg, sono artisti molto intelligenti, ma non hanno niente a che fare l'uno con l'altro, non è la stessa ricerca... Arman, è l'oggetto, César, la scultura, Klein è la dimensione dello spazio.
L'influenza su Pino Pascali
Qual è l'influenza di Klein sull'arte italiana attuale?
Ciò che fa Pino Pascali è nello spirito d'Iris [sic] Klein. I suoi «fiumi», che trattengono l'acqua in file di vasche, sono un modo d'intrappolare la natura, come ha fatto Klein con le sue «piogge». Ma la sua grande influenza è la fine dell'arte.
La fine dell'arte tradizionale
Pensa quindi che l'arte sia morta?
Ah! no, non ho mai detto che l'arte è morta. Ho detto che è la FINE DELL'ARTE. Dell'arte tradizionale, per ricercare altro. Finita la funzione sociale dell'arte, costruzione di piramidi o propaganda per la Chiesa e l'Esercito. Qualche secolo fa, il 60% della popolazione lavorava per l'arte: architettura, pittura, decorazione, mobilio, ecc. Nel Cinquecento, una serratura, un cucchiaio erano artistici. Oggi, l'artigianato meccanico ha sostituito l'artigianato manuale, gli ingegneri hanno sostituito gli artisti. Siamo quindi molto meno numerosi, ma più specializzati. In qualcos'altro però.
Come vede lo sviluppo dell'arte dopo Klein e anche dopo di lei?
Non posso parlare del futuro. L'uomo camminerà sulla Luna, su Marte. L'arte può finire. Non è una necessità, malgrado tutto ciò che raccontano: mangiare, dormire sotto un tetto, proteggersi dal freddo, sono cose importanti. L'arte serve sempre meno, rimpiazzata dagli ingegneri, dalla macchina. Se vuole continuare, deve evolvere, diventare più filosofica.
L'arte come filosofia
Qual è il senso di questa evoluzione, secondo lei?
Sono completamente d'accordo con La cinese di Godard:4 finora, l'arte ha avuto soltanto una funzione borghese. Decorazione, trasposizione, abbellimento... Oggi, bastano gli ingegneri, anche per fare delle piramidi. L'arte deve dunque diventare qualcos'altro. Guardi, una rivista mi ha appena chiesto di fare un'acconciatura. Ma non hanno accettato il mio progetto, perché era diverso. Ho detto loro: «Se volete una bella acconciatura, non avete bisogno di me, vi basta un parrucchiere, e farà mille volte meglio di me. Con Fontana, è diverso». Si tratta di IDEE. L'arte non è più una piccola invenzione, con la qualità in più, che si aggiunge a quanto già esiste. L'arte sarà tutt'altra cosa, guardi il «niente» di Klein, l'idea d'infinito blu... Non un oggetto, né una forma... Più niente a che vedere con il consumo borghese, la bellezza legata a un oggetto vendibile. L'arte diventerà infinito, immensità, immateriale, filosofia... Basta con la funzione borghese dell'arte! Apriamo le porte. Sono la Cinese...
Note
1 Proposizioni monocrome. Epoca Blu, Galleria Apollinaire, Milano, 2-12 gennaio 1957.
2 Fontana acquisì nella propria raccolta numerose opere di Klein diventando così uno dei suoi maggiori collezionisti in Italia.
3 Si tratta di Georges Mathieu (Boulogne-sur-Mer, 1921 - Boulogne-Billancourt, 2012), pittore francese tra i promotori nel secondo dopoguerra della cosiddetta «abstraction lyrique» e noto esponente della pittura segnico-gestuale d'Oltralpe.
4 La Chinoise di Jean-Luc Godard, film del 1967 incentrato su un gruppo rivoluzionario parigino di giovani maoisti alla vigilia del Sessantotto.
Disclaimer e fonte
Fonte originale: Yves Klein, le monochrome, «Art et Création», n. 1, Parigi, gennaio-febbraio 1968, p. 78. Ripreso in Valérie Da Costa, Écrits de Lucio Fontana, pp. 364-367.
Versione italiana: Pubblicata nel volume Yves Klein. Verso l'immateriale dell'arte. Con scritti inediti, a cura di Giuliana Prucca, prefazione di Andrea Del Guercio, O barra O edizioni, Milano 2009, pp. 107-109.
Fonte libro: Il testo è tratto dal volume Fontana. Manifesti, scritti, interviste, pubblicato da Abscondita.
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