Opere di Lucio Fontana
Le ceramiche

Io sono uno scultore, non un ceramista. Non ho mai girato un piatto su una ruota, né dipinto un vaso.

— Lucio Fontana
Periodo: Dal secondo dopoguerra (dopo 1949)
Luogo di produzione: Albissola (Liguria)
Tipologia: Piatti, vasi, piccole sculture, maniglie, Concetti spaziali

Spesso Lucio Fontana è stato definito un ceramista, anche se, come lui stesso affermava, rifiutava questa etichetta. Quelle che vengono catalogate come "ceramiche" sono opere realizzate dopo il 1949, in ceramica o terracotta, che hanno perlopiù un orientamento prettamente decorativo.

Si tratta di piatti, vasi, piccole sculture e maniglie, anche se non mancano "Concetti spaziali" caratterizzati da tagli e buchi su terracotta. Le sue ceramiche, anche quando assumono forme decorative, devono essere interpretate alla luce della profonda esperienza plastica di Fontana: sono lavori che coinvolgono il volume, la superficie e il gesto in modo diretto e radicale.

Albissola e la sperimentazione: Le opere in ceramica vennero realizzate prevalentemente ad Albissola, località ligure in cui Fontana lavorò con continuità dal secondo dopoguerra e dove si trovava un attivo centro di produzione ceramica. Qui l'artista entrò in contatto con altri protagonisti dell'arte moderna e contemporanea, tra cui Asger Jorn, Wilfredo Lam e Aligi Sassu. Albissola offriva a Fontana la libertà di sperimentare con la materia e con la fiamma, trasformando la ceramica in un campo di indagine artistica, non solo tecnica o ornamentale.

Il primo contatto tra Fontana e il mondo della ceramica d'autore avvenne in realtà anni prima dell'arrivo ad Albissola: la sua primissima opera in ceramica fu il "Ballerino di Charleston", modellato in Argentina nel 1926 e acquistato dalla Galleria d'Arte Moderna di Rosario de Santa Fe. L'incontro con Tullio Mazzotti, fondamentale per la stagione di Albissola, si svolse invece il 14 novembre 1934 a Palazzo Ducale, a Genova, in occasione della Prima Mostra Nazionale di Plastica Murale per l'Edilizia Fascista — un evento che vide riuniti i protagonisti del Secondo Futurismo, tra cui Filippo Tommaso Marinetti, Nicolaj Diulgheroff, Fillia, Enrico Prampolini e Fortunato Depero. La collaborazione vera e propria nella manifattura di famiglia dei Mazzotti ad Albissola iniziò però solo nel 1936, dopo la scomparsa di Edoardo Persico, comune amico che aveva favorito il contatto tra i due. Prima di approdare ad Albissola, Fontana ebbe anche una breve parentesi formativa presso la manifattura nazionale francese di Sèvres, esperienza che lo stesso artista ricordava come tappa nella ricerca della forma attraverso la materia ceramica.

I piatti e i vasi da lui prodotti sono spesso animati da gesti violenti e immediati: incisioni, forature, graffi che fanno esplodere la superficie in modo espressivo e dinamico. In alcuni casi, queste opere anticipano i suoi celebri Concetti spaziali, evidenziando come la ceramica sia stata un banco di prova fondamentale per sviluppare il linguaggio che lo renderà celebre nel mondo.

Anche il colore, nelle ceramiche, gioca un ruolo importante: smalti brillanti, contrasti cromatici accesi, superfici vetrificate che riflettono la luce e interagiscono con lo spazio circostante.

Influenza e conservazione: Nonostante Fontana rifiutasse l'etichetta di "ceramista", la sua produzione in questo ambito ha avuto un'influenza profonda e duratura, tanto da essere oggi considerata tra le più significative del Novecento. Le sue ceramiche sono conservate in importanti collezioni, tra cui il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, e vengono studiate come tappe fondamentali nel percorso evolutivo dell'artista, a metà tra la tradizione plastica e la rivoluzione spazialista.

Galleria delle opere

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