Per me significano l'infinito, la cosa inconcepibile, la fine della figurazione, il principio del nulla.
Formato: Telai ovali, tutti della stessa dimensione
Numero totale: 38 opere
Caratteristica: Costellazioni di buchi, squarci, graffiti su tela monocroma
Le opere di questo ciclo, che si è svolto interamente nel biennio 1963-1964, sono tutte realizzate su telai ovali della stessa dimensione. Sono caratterizzate da "costellazioni" di buchi, squarci, graffiti che in alcuni casi interessano solo parte della tela monocroma, in altri ne caratterizzano tutta la superficie. Il ciclo è costituito da sole 38 opere.
Il ciclo La fine di Dio rappresenta uno dei momenti più alti della maturità artistica di Fontana, in cui si coniugano emblematicamente le sue ricerche sullo spazio, la materia, il gesto e il concetto. La forma ovale, inedita rispetto ai tradizionali formati rettangolari, allude a un uovo cosmico, simbolo di origine e di fine, di creazione e di mistero.
La forza di queste opere risiede nella loro ambiguità visiva e concettuale: superfici lucenti, brillanti, spesso attraversate da gesti violenti – buchi, squarci, incisioni – che sembrano ferire la pelle della tela per aprirla a una dimensione altra. Questo processo ha radici profonde nella formazione scultorea di Fontana, diplomato in scultura all'Accademia di Belle Arti di Brera nel 1930 sotto la guida di Adolfo Wildt.
Anche in La fine di Dio, dunque, il gesto artistico si fa scultoreo: il quadro diventa oggetto, la tela assume un volume, e la luce, filtrando dai fori e dalle fenditure, crea un gioco percettivo che coinvolge attivamente l'osservatore. Il colore monocromo – rosso, oro, nero, rosa, giallo – rafforza la carica simbolica e rituale delle opere, che evocano universi spirituali ma anche fisici e carnali.
Queste 38 opere, oggi conservate in collezioni pubbliche e private internazionali, sono considerate tra le più radicali ed emblematiche del XX secolo, sintesi perfetta di arte concettuale, pittura gestuale e visione cosmica. Con La fine di Dio, Fontana raggiunge una profondità espressiva che trascende i limiti tradizionali della pittura e afferma una nuova concezione dell'opera d'arte come esperienza spaziale e filosofica.