Materiali: Bronzo, terracotta, ceramica, gesso, cemento, alluminio
Prima partecipazione Biennale: XVII Biennale di Venezia, 1930
La carriera artistica di Lucio Fontana è iniziata con l'apprendimento e la pratica dell'arte scultorea. È proprio in questa disciplina che si diploma all'Accademia di Belle Arti di Brera nel 1930, sotto la guida di Adolfo Wildt. Alla sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia (la XVII, del 1930) presenta due sculture.
Quella prima partecipazione veneziana non fu però un successo commerciale: dai documenti d'archivio della Biennale risulta che Fontana mise in vendita "Eva" e "Vittoria fascista" a prezzi fortemente scontati, come testimonia una sua lettera autografa alla segreteria dell'Ente datata "Milano 20 giugno VIII" — ma le opere non trovarono acquirenti. Un altro episodio rivela quanto fosse accidentato il rapporto tra il giovane scultore e le istituzioni dell'epoca: nel 1936, la grande "Vittoria", scultura in gesso alta 5 metri presentata alla VI Triennale di Milano, andò distrutta perché il Ministero dell'Educazione Nazionale non la acquistò. L'ispettore incaricato degli acquisti, Giulio Carlo Argan — che diventerà uno dei più importanti storici dell'arte italiani del Novecento — disponeva di un budget di 30.000 lire ma dichiarò di non aver trovato, quell'anno, "nulla di interessante" alla Triennale.
Tutta la produzione di Fontana è attraversata dalla realizzazione di opere in terracotta, gesso, cemento, bronzo, alluminio. Anche durante il decennio 1958–1968, caratterizzato dalle opere che lo renderanno celebre, il maestro italo-argentino non smise di esprimersi attraverso la tridimensionalità.
La formazione scultorea di Fontana, acquisita a Brera, è un elemento fondamentale per comprendere la sua ricerca artistica. Prima ancora dei "Buchi" e dei "Tagli", sviluppa un approccio plastico che influenzerà tutta la sua produzione. La sua padronanza delle tecniche tradizionali gli consente di manipolare materiali diversi con estrema libertà espressiva, creando opere in cui la materia assume un ruolo centrale.
Un esempio è la serie di ceramiche create ad Albissola, dove l'incontro con la materia e il fuoco rivela la sua vocazione plastica. Già dalla fine degli anni '30, Fontana espone i suoi lavori in vari contesti, ottenendo riconoscimenti e incarichi prestigiosi. La sua prima attività scultorea rimane per lui un riferimento costante: nelle opere più tarde, la visione tridimensionale si trasforma in gesti radicali sulla tela, ma mantiene il profondo legame con la plasticità che definisce la sua poetica.
Tra i lavori più significativi si trovano sculture in cemento e bronzo degli anni '50, con forme allungate e taglienti che preludono al concetto di spazio. Alcune opere in gesso e terracotta mostrano un'attenzione quasi pittorica al colore, anticipando la fusione tra pittura e scultura nelle tele forate e dipinte.
Tali sperimentazioni sottolineano come Fontana, pur celebre per i suoi interventi sulle tele, non abbia mai abbandonato il linguaggio originario della scultura.
Ancora oggi, le sue creazioni tridimensionali sono conservate in importanti collezioni museali come il Museo del Novecento di Milano e il Museo Reina Sofía di Madrid. Il percorso che inizia dalla scultura accademica e culmina nelle invenzioni spazialiste rappresenta la testimonianza più autentica di un artista che ha ridefinito i confini tra le arti.