A partire dal 1958 Lucio Fontana iniziò la realizzazione di un ciclo di opere che sarà tra i più dibattuti e controversi della storia dell'arte: i tagli. In effetti si dovrebbe usare il termine "Concetto Spaziale - Attesa" o "Concetto Spaziale - Attese" – a seconda che l'opera presenti uno o più tagli – visto che questo è il titolo che l'artista ha dato a questi lavori.
Oggetto di critiche negative, facili ironie, interpretazioni molto fantasiose, i tagli sono una di quelle opere d'arte liquidate con una scrollata di spalle e la tipica frase:"lo potevo fare anch'io". Vengono etichettati subito come una "trovata", cosa che succede spesso quando si parla di arte contemporanea. Ovviamente ciò è dovuto ad ignoranza e superficialità: chi commenta i tagli di Fontana non ne conosce mai la genesi, il significato, la tecnica con la quale sono stati eseguiti.
Lo scopo di questo testo è duplice: spiegare il profondo significato di queste opere rivoluzionarie e "smontare" le convinzioni errate riguardanti i Concetti spaziali, che sono tra le più importanti, rivoluzionarie e geniali opere d'arte del secolo scorso. Lucio Fontana con i tagli ha rivoluzionato l'arte, introducendo la tridimensionalità fisica nella pittura.
La presenza di Fontana sulla scena parigina, culminata nella personale alla Galerie Stadler del 1959, aveva in realtà un precedente meno noto: già nel 1956, il critico francese Michel Tapié lo aveva invitato a esporre alla collettiva "Structures en devenir" della stessa Galerie Stadler, insieme a Carla Accardi, Giuseppe Capogrossi, Georges Mathieu e Mark Tobey. Fu proprio Tapié, negli anni successivi, a dedicare a Fontana la monografia Devenir de Fontana (Torino, 1961), contribuendo a inserire la sua opera nei circuiti critici internazionali dell'Informale e dell'Art Autre.
Il significato dei tagli di Lucio Fontana: una rivoluzione concettuale nell'arte
I "tagli" di Lucio Fontana nascono da un percorso teorico e artistico iniziato negli anni '40 con il Manifesto Blanco (1946) e il Manifesto dello Spazialismo (1947), dove l'artista italo-argentino teorizzava il superamento dei limiti della pittura tradizionale per includere spazio, movimento e tempo nell'opera d'arte. È quindi tra il 1946 e il 1947 che vengono poste le basi teoriche dello Spazialismo o movimento spaziale, la corrente artistica fondata dal maestro di Rosario, che tanta influenza avrà sugli sviluppi successivi delle arti figurative.Questa visione rivoluzionaria si basava sulla convinzione che l'arte dovesse evolversi insieme alla società contemporanea, abbracciando le nuove concezioni dello spazio emerse dalle scoperte scientifiche.
La serie di opere intitolate 'Concetto spaziale, Attesa' o 'Concetto spaziale, Attese' – comunemente conosciute come 'i tagli' – fu avviata nel 1958 e rappresenta una delle riflessioni più radicali sulla natura dello spazio nell'arte del XX secolo. Il titolo stesso, come vedremo, è parte integrante del significato concettuale dell'opera. Fontana giunge ai tagli dopo aver sperimentato, a partire dal 1949, i "buchi", cercando di superare la bidimensionalità. Il taglio, eseguito con un taglierino in un unico movimento preciso e controllato, non è una semplice lacerazione ma un varco verso uno spazio reale oltre la superficie pittorica. L'artista preparava meticolosamente le tele, dipingendole con colore uniforme e studiando attentamente la posizione di ogni taglio, in un processo che univa gesto spontaneo e rigore concettuale.
Perchè proprio il taglio e perchè 'Attesa/e'?
Perché un taglio è essenziale, netto, radicale. Dopo i buchi, Fontana sente che l'apertura della tela può essere ancora più decisa. Il taglio non è più un punto, ma una linea: diventa un gesto controllato, ma carico di tensione. Non è uno sfregio, è un'affermazione di spazio. Con il taglio Fontana afferma che la tela non è più il luogo dell'illusione pittorica. È un oggetto reale, che l'artista apre per mostrare che l'arte può andare oltre.
Il gesto del taglio per Lucio Fontana è come una meditazione. A differenza dei buchi, che erano meccanici, ripetitivi, i tagli dovevano essere perfetti e immediati. E quindi erano preceduti da una meditazione molto lunga; è proprio da qui che deriva il titolo di queste opere: 'Concetto spaziale, Attesa' o 'Concetto spaziale, Attese' a seconda che sulla tela ci fossero uno o più tagli. La tela ha registrato il tempo che c'è stato prima di fare il taglio, è un modo per inserire la quarta dimensione dentro all'opera d'arte. Se ci sono più tagli il titolo diventa "Attese" e con il plurale Fontana inserisce nell'opera anche il ritmo per farci capire che è passato del tempo tra un taglio e l'altro.
Ho bisogno di molta concentrazione. Cioè non é che entro in studio, mi levo la giacca, e trac! Faccio tre o quattro tagli. No, a volte, la tela, la lascio lì appesa per delle settimane prima di essere sicuro di cosa ne farò, e solo quando mi sento sicuro, parto, ed è raro che sciupi una tela; devo proprio sentirmi in forma per fare queste cose.
Questo gesto apparentemente violento è un atto creativo che trasforma la tela da supporto passivo in elemento attivo dell'opera. Lo spazio nero visibile attraverso il taglio, ottenuto con una garza sul retro, rappresenta l'infinito, il cosmo e la dimensione spirituale oltre la materia. I tagli diventano così una profonda meditazione sulla natura dello spazio, del vuoto e del pieno, dell'infinito e del finito. La scelta del monocromo per lo sfondo – bianco, blu, rosso o oro – elimina le distrazioni visive e crea una superficie pura e contemplativa, mentre la garza nera, oltre alla sua funzione tecnica, simboleggia l'ignoto dietro la superficie delle cose.
Con i tagli, Fontana non solo rivoluziona il concetto di spazio nell'arte, ma anticipa riflessioni centrali dell'arte contemporanea: il superamento del confine tra pittura e scultura, l'importanza del gesto artistico e il ruolo attivo dello spettatore, invitato a esplorare visivamente e mentalmente lo spazio oltre la superficie. Queste opere segnano una rottura decisiva con la tradizione artistica occidentale, aprendo la strada a nuove forme espressive che continuano a influenzare l'arte contemporanea. La loro importanza risiede non solo nell'innovazione formale, ma nella capacità di tradurre in gesto artistico una nuova concezione dello spazio e del tempo, in sintonia con le rivoluzioni scientifiche e filosofiche del XX secolo.
La quarta dimensione e il superamento della bidimensionalità
Il concetto di quarta dimensione era centrale nel pensiero di Fontana fin dal Manifiesto Blanco (1946), dove si parla di "quattro dimensioni dell'esistenza: colore, suono, movimento, tempo spazio". Questa idea venne approfondita nel Manifesto Tecnico dello Spazialismo (1951), letto da Fontana al I Congresso Internazionale sulla Proporzione delle Arti durante la IX Triennale di Milano.
Nel manifesto, Fontana risponde al dibattito teorico aperto da Bruno Zevi in Saper vedere l'architettura (1948). Zevi affermava: "Lo spazio in sé – l'essenza dell'architettura – trascende i limiti della quarta dimensione. Lo spazio architettonico non è definibile nei termini delle dimensioni della pittura e della scultura".
La risposta di Fontana è rivoluzionaria: "La quarta dimensione ideale dell'architettura è l'arte", allargando di fatto da quel momento il campo di azione dell'arte che poteva estendersi anche allo spazio, ai volumi nel tempo e nello spazio.
Con i tagli, Fontana giunge al punto limite di questa ricerca: non rappresenta cosa ci sia dietro la tela, ce lo mostra, tagliando fisicamente il supporto. Il taglio è quindi:
- Una rottura fisica della superficie: superamento della bidimensionalità
- Un'apertura all'infinito: lo spazio "cosmico" che va oltre la materia
- Un gesto temporale: la tela registra il tempo dell'attesa prima del taglio
- Una quarta dimensione incarnata: componente aleatoria dell'opera aperta
Come precisa l'analisi accademica: "Lo spazio di Fontana non è geometrico ma sempre anche topologico, legato a una funzione specifica e connotato da caratteristiche sensoriali e cinetiche". Questa concezione distingue radicalmente il lavoro di Fontana dalle esperienze coeve e successive, anticipando il dibattito sull'opera d'arte come esperienza fenomenologica che coinvolge l'intero corpo dello spettatore.